Grappoli di uva Moscato bianco ancora verdi tra le foglie di un vigneto piemontese
Grappoli di Moscato bianco in un vigneto piemontese — foto: Megan Mallen · CC BY 2.0 · Wikimedia Commons

Basta alzare lo sguardo da qualsiasi strada di Strevi per vedere filari: il paese è circondato da colline coltivate a vite, e il vitigno di casa è il Moscato bianco. Da quest'uva nascono vini molto diversi tra loro, dal Moscato d'Asti leggero e profumato fino a un vino dolce da meditazione che porta proprio il nome del paese. Ecco una piccola guida per orientarvi, senza bisogno di essere esperti.

Strevi DOC: una denominazione per un solo vino

La Denominazione di Origine Controllata «Strevi» è stata riconosciuta nel 2005 ed è riservata a una sola tipologia: lo Strevi passito. Il disciplinare è molto preciso. Le uve devono essere al cento per cento Moscato bianco e devono provenire esclusivamente dal territorio comunale di Strevi, in provincia di Alessandria.

Non tutte le vigne vanno bene. Sono ammessi solo vigneti in pendenza, su colline soleggiate a quota di almeno 160 metri, con esposizione a est, sud o ovest, su terreni argilloso-marnosi e calcarei. Restano esclusi i fondovalle umidi e ombreggiati. La vinificazione e l'affinamento possono avvenire a Strevi e nei comuni confinanti: Acqui Terme, Cassine, Morsasco, Orsara Bormida, Ricaldone, Rivalta Bormida e Visone.

Come nasce il passito

Il segreto è il tempo. Dopo la vendemmia si scelgono i grappoli più sani e spargoli, cioè con gli acini non troppo stretti tra loro, e si stendono sui graticci ad appassire per almeno trenta o quaranta giorni, al sole oppure in fruttaia, un locale coperto e ventilato. Il disciplinare vieta di riscaldare l'uva o l'ambiente: l'appassimento deve essere naturale.

A novembre si pigia, e il mosto fermenta insieme a una parte delle bucce. Poi serve pazienza: lo Strevi passito può essere messo in commercio solo dopo almeno due anni di affinamento, contati dal primo ottobre dell'anno di vendemmia. Nel bicchiere il disciplinare lo descrive giallo oro, più o meno intenso, a volte con riflessi ambrati, dal sapore dolce e armonico, talvolta con note di frutta matura. Una delle sue caratteristiche più apprezzate è la longevità: anche bottiglie con diversi anni sulle spalle continuano a raccontare il territorio.

Un vino da meditazione. Lo Strevi passito si beve lentamente, in piccoli bicchieri, a fine pasto. Si accosta bene ai dolci secchi della tradizione piemontese o a qualche formaggio stagionato, ma molti lo preferiscono da solo.

Il Moscato d'Asti e la sottozona Strevi

Lo stesso Moscato bianco dà vita anche al Moscato d'Asti DOCG, il vino dolce, poco alcolico e leggermente frizzante che molti conoscono. Il disciplinare dell'Asti prevede alcune sottozone, e una di queste si chiama proprio Strevi: comprende i territori di Acqui Terme, Cassine, Ricaldone, Strevi, Terzo, Alice Bel Colle, Bistagno, Grognardo e Visone. In etichetta, quindi, potreste trovare il nome del paese anche su un Moscato d'Asti.

Il Brachetto d'Acqui e gli altri vini della zona

L'altro grande vino aromatico di queste colline è il Brachetto d'Acqui DOCG, ottenuto per almeno il 97% da uve Brachetto. È un rosso dal colore rubino non troppo intenso, che può tendere al granato chiaro o al rosato, dal profumo delicato. Esiste nelle versioni tranquilla, spumante e passita. La zona di produzione abbraccia comuni delle province di Alessandria e di Asti, e Strevi è tra questi.

Ai vini dolci si affiancano i rossi e i bianchi da tavola dell'Alto Monferrato. Tra quelli che incontrerete più spesso:

  • Dolcetto d'Acqui DOC, rosso quotidiano, da tutto pasto;
  • Barbera del Monferrato, uno dei rossi tipici delle colline monferrine;
  • Cortese dell'Alto Monferrato DOC, un bianco fresco;
  • il già citato Moscato passito di Strevi, la specialità del paese.

Vivere le vigne durante il soggiorno

Il modo migliore per capire questi vini è camminare tra le vigne nelle diverse stagioni: in primavera i germogli, in estate i grappoli che si gonfiano, a settembre la vendemmia, in autunno le foglie che si colorano di giallo e rosso. La titolare di Casa Brondolo consiglia di salire in collina fino alla Grande Panchina, tra i vigneti, e al panorama dalla cappelletta di Pineto: due punti da cui si capisce bene quanto la vite abbia disegnato questo paesaggio.

Per visite in cantina e degustazioni, informatevi presso gli uffici turistici della zona o sul sito dell'ATL Alexala, che raccoglie le proposte del territorio. Più in là, verso la provincia di Asti, potete scoprire anche le colline del Monferrato.

Tra le vigne di Strevi

Casa Brondolo è una tipica casa di paese nel borgo di Strevi, con terrazza e cucina attrezzata: un punto di partenza tranquillo per passeggiate tra i vigneti di moscato.